Scarpe antinfortunistiche obbligatorie: Quando indossarle?

Le scarpe antinfortunistiche sono obbligatorie per la sicurezza dei lavoratori. Il responsabile di tale adeguamento per legge è il datore di lavoro, tuttavia anche i dipendenti sono obbligati a rispettare le regole.

In alcune professioni dove vi è un rischio per l’incolumità del lavoratore, le scarpe antinfortunistiche sono da considerarsi obbligatorie e sono una responsabilità sia per il dipendente che per il lavoratore stesso.

La legge spiega che il mancato adempimento di tale responsabilità verrano poi attribuite al datore di lavoro, al quale il dipendente potrà richiedere un indennizzo Inail a titolo di risarcimento in caso di infortunio.

Spetta infatti al datore di lavoro controllare che tutti i dipendenti indossino le scarpe antinfortunistiche, vigilando ed ammonendo eventuali comportamenti non idonei.

Quali sono i doveri del datore di lavoro in merito alle scarpe antinfortunistiche?

Il datore di lavoro dovrà analizzare i fattori di rischio che potrebbero essere motivo di incidenti anche fortuiti. Per questo motivo ha l’obbligo di stilare un documento di valutazione dei rischi previsto dalla legge.

Tale documento dovrà riportare le misure effettivamente adottate per proteggere la salute del dipendente e garantirne la sicurezza nell’ambiente di lavoro. Il datore di lavoro è anche coadiuvato da un consulente, ovvero il responsabile del servizio prevenzione e protezione.

Il documento di valutazione dei rischi dovrà comprendere l’obbligo di indossare le scarpe da lavoro, soprattutto in questi 3 casi:

  • il datore di lavoro non provveda all’acquisto delle scarpe antinfortunistiche in caso di obbligo. Su di esso infatti verterà la responsabilità penale.
  • il dipendente può adire per vie legali per avere maggiore tutela in caso nel documento non fosse specificato l’obbligo di indossare le scarpe di sicurezza
  • il dipendente non indossa le scarpe da lavoro nonostante il documento ne prevede l’obbligo. Anche in questo caso il responsabile è sempre il datore di lavoro.

Il dipendente comunque, in caso di infortunio, può sporgere la querela.

Quali sono i doveri del dipendente?

Qualora il datore di lavoro abbia fornito le misure di sicurezza adeguate ma il dipendente non rispetta tali adempimenti, il datore di lavoro può disporre un procedimento disciplinare.

In caso di comportamento recidivo da parte del dipendente, il datore di lavoro può anche procedere al licenziamento, che risulterebbe illegittimo, solo nel caso in cui il dipendente non indossi le scarpe di sicurezza per motivi di malformazione ai piedi.

Le caratteristiche delle scarpe antinfortunistiche

La normativa UNI EN ISO 20345 elenca le caratteristiche che le scarpe antinfortunistiche devono presentare, differenziandole per tipologia.

Nello specifico la classificazione prevete: SB,S1,S1P,S2P,S3,S5,S5.

La sigla SB si riferisce alla “sicurezza base” e indica le scarpe che offrono questi requisiti: suola antishock, antiscivolo e antistatica, pianta resistente agli olii minerali, puntale di sicurezza per protezione individuale da schiacciamento e urti.

Le sigle S1P,S3,S4,S5 offrono la soletta anti-perforazione

Le sigle S3,S5 includono anche la tomaia idrorepellente e resistente all’acqua, e la resistenza all’immersione completa

 FUNZIONES1PS3
Certificate a norma EN ISO 20345:2011
Protezione antiperforazione
Rinforzo dita
Antisdrucciolo
Suola esterna resistente ad olio e benzina
Assorbimento degli urti
Antistatiche
Traspiranti
Idrorepellenti conformemente alle norme 

Quando sono previste le scarpe con suola imperforabile?

– lavori di rustico, di genio civile e lavori stradali;
– lavori su impalcatura;
– demolizioni di rustici;
– lavori in calcestruzzo e in elementi prefabbricati con montaggio e smontaggio di armature;
– lavori in cantieri edili e in aree di deposito;
– lavori su tetti.

Quando non sono previste le scarpe con suola imperforabile?

– lavori edili di impianti di riscaldamento e di aerazione, montaggio di costruzioni metalliche;
– lavori di trasformazione e di manutenzione;
– lavori in altiforni, impianti, acciaierie e laminatoi, stabilimenti metallurgici, impianti di fucinatura a maglio e a stampo, impianti di pressatura a caldo e di trafilatura;
– lavori in cave di pietra, miniere, a cielo aperto e rimozione di discarica;
– lavorazione e finitura di pietre;
– produzione di vetri piani e di vetri cavi, nonché lavorazione e finitura;
– manipolazione di stampi nell’industria della ceramica;
– lavori di rivestimenti in prossimità del forno nell’industria della ceramica;
– lavori nell’industria della ceramica pesante e nell’industria dei materiali da costruzione;
– movimentazione e stoccaggio;
– manipolazione di blocchi di carni surgelate e di contenitori metallici di conserve;
– costruzioni navali;
– smistamento ferroviario.